La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, si presenta alla Camera con l’obiettivo di chiudere il capitolo aperto dalla bocciatura referendaria della riforma della giustizia e riaffermare la tenuta politica del suo esecutivo. Nell’Aula di Montecitorio, con i banchi del governo al completo e davanti a un’opposizione schierata con tutti i leader del cosiddetto campo largo, dalla segretaria Partito democratico (PD) Elly Schlein al presidente del Movimento cinque stelle (M5S) Giuseppe Conte, fino a Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli (Alleanza Verdi e Sinistra), la leader di Fratelli d’Italia sceglie il tono della sfida politica e della continuità: “Niente dimissioni, né rimpasto. Non servono nuove linee programmatiche, perché le nostre sono da sempre scritte nel programma di governo”, mentre per le opposizioni il governo è ormai al capolinea e si preparano alla sfida elettorale.
L’informativa sull’azione del governo, convocata in un momento delicato sia sul piano interno sia internazionale, si trasforma così in una lunga rivendicazione della presunta solidità della maggioranza e in una risposta diretta a chi, dopo il referendum, ha letto nel voto una battuta d’arresto per Palazzo Chigi. “La maggioranza è solida e coesa”, scandisce Meloni, rivendicando anche il ruolo dei suoi vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini. E aggiunge: “Governeremo per cinque anni come ci siamo impegnati a fare. Non scapperemo, non indietreggeremo, non ci metteremo al riparo facendo pagare ai cittadini i soliti giochi di palazzo”.
E per far fronte all’impennata dei prezzi energetici dopo la guerra in Iran, spiega che “qualora la crisi dei prezzi energetici dovesse subire un’ulteriore escalation a causa del conflitto in Medio Oriente l’Europa dovrebbe intervenire, “non dovrebbe essere un tabù ragionare sulla sospensione del patto di stabilità e crescita”. Per Meloni una scelta del genere non rappresenterebbe “una deroga” ma “un provvedimento generalizzato come ai tempi del Covid”.
La riforma della giustizia: “Il cantiere non venga abbandonato”
Il primo nodo affrontato dalla premier è inevitabilmente quello della riforma della giustizia, respinta dal referendum. Meloni non arretra e anzi rilancia: “L’auspicio che formulo è che il cantiere di questa riforma non venga abbandonato come probabilmente qualcuno si augura, perché i problemi sul tappeto rimangono e abbiamo il dovere di trovare soluzioni concrete, coraggiose ed efficaci”.
Il passaggio è politicamente rilevante: la presidente del Consiglio tenta di sottrarre il referendum alla narrazione di una sconfitta definitiva e lo reinterpreta come una battuta d’arresto che non cancella l’impianto politico della riforma. Il messaggio è rivolto tanto alla magistratura quanto alle opposizioni: la riforma, insiste, non era “contro la magistratura”, ma “a favore di una magistratura libera da condizionamenti politici e ideologici”.
Nessuna crisi di governo: “Abbiamo anteposto l’interesse della nazione”
Meloni dedica ampio spazio anche alle tensioni interne alla coalizione, smentendo qualsiasi ipotesi di crisi. Ricorda di avere chiesto recentemente “un passo indietro” ad alcuni esponenti dell’esecutivo, pur riconoscendo che “avevano lavorato bene”. Scelte, ammette, “non semplici né indolori”, ma necessarie per anteporre “l’interesse della nazione a quello del partito”.
Il riferimento è anche alle polemiche che negli ultimi giorni hanno investito alcuni ministeri e che l’opposizione ha tentato di trasformare in un caso politico. La premier prova a chiudere il fronte polemico: “Non abbiamo tempo da perdere in polemiche infinite e pretestuose”.
Iran, Hormuz e il fronte internazionale
Sul piano internazionale, il discorso si allarga al Medio Oriente, dove Meloni descrive uno scenario ad alta tensione. Al centro dell’analisi c’è la situazione nello stretto di Hormuz, snodo cruciale per il traffico energetico globale. “Serve il pieno ripristino della libertà di circolazione nello stretto di Hormuz”, afferma, mettendo in guardia dalle possibili conseguenze economiche nel caso in cui Teheran ottenesse la facoltà di imporre extradazi ai transiti.
La presidente del Consiglio collega direttamente la crisi geopolitica ai rischi per l’economia europea e italiana, spiegando che un’eventuale recrudescenza del conflitto con l’Iran imporrebbe una risposta europea straordinaria: “Non dovrebbe essere un tabù ragionare sulla possibile sospensione temporanea del Patto di stabilità e crescita”, propone, evocando una misura simile a quella adottata durante la pandemia.
Sul piano energetico annuncia anche la disponibilità del governo a intervenire contro eventuali speculazioni: “L’Italia è pronta ad attivare ogni possibile misura, compresi ulteriori interventi sui profitti delle società energetiche”.
Il rapporto con Trump e gli Usa: “Siamo testardamente occidentali”
Uno dei passaggi più delicati del discorso riguarda la collocazione internazionale dell’Italia e il rapporto con gli Stati Uniti guidati da Donald Trump la cui decisione di attaccare l’Iran al fianco di Israele con l’operazione “Epic Fury” ha portato a una crisi energetica senza precedenti, con gravi ripercussioni sull’economia globale.
Meloni respinge le accuse di subalternità verso Donald Trump: “La collocazione internazionale dell’Italia non l’ha inventata questo governo, ma è la stessa da circa 80 anni”. Poi ironizza sulle critiche dell’opposizione: “Mi verrebbe da dire, prendendo a prestito una frase cara a Elly Schlein, che noi siamo testardamente unitari”.
La formula si trasforma in slogan geopolitico: “Siamo testardamente occidentali”, dice Meloni, ribadendo che Europa e Stati Uniti devono restare uniti per contare sullo scenario globale.
Sul dossier Iran, dove la premier è stata fortemente criticata per non aver espresso alcuna rivendica inoltre la linea autonoma dell’Italia: “L’operazione militare non è stata condivisa né vi abbiamo partecipato”. E cita il caso Sigonella come prova concreta dell’autonomia italiana: Roma, sottolinea, si è attenuta rigorosamente ai trattati, senza concedere ciò che non era previsto dagli accordi con Washington.
Sicurezza e lotta alla mafia
In politica interna, Meloni apre un nuovo capitolo sulla sicurezza. Ammette che i risultati finora non la soddisfano: “È il primo dovere dello Stato, dobbiamo riuscire a incidere con maggiore efficacia”. Per questo annuncia una riorganizzazione amministrativa per aumentare il numero di agenti sul territorio e l’introduzione della figura dell’ausiliario dei carabinieri e delle forze di polizia, con l’assunzione di 10mila volontari in ferma prefissata.
Sul fronte antimafia rilancia la proposta della presidente della Commissione antimafia Chiara Colosimo per togliere la potestà genitoriale ai boss mafiosi. E coglie l’occasione per respingere con durezza gli attacchi personali ricevuti dalle opposizioni sulla presunta vicinanza familiare ad ambienti criminali: “Non accetto lezioni su questo tema”.
Tra gli annunci più concreti c’è quello sul Piano casa, che il governo intende approvare nel prossimo Consiglio dei ministri in vista del Primo Maggio. “Un piano robusto, strutturale”, lo definisce Meloni, con l’obiettivo di rendere disponibili oltre 100mila abitazioni tra alloggi popolari e case a prezzi calmierati nei prossimi dieci anni.
Schlein all’attacco
La replica dell’opposizione arriva subito e porta la firma della segretaria del Pd Elly Schlein, che definisce l’intervento della premier “un discorso di autoconvincimento”. Il giudizio politico è netto: “Avete sfidato la Costituzione e il popolo sovrano vi ha battuto nelle urne”.
Schlein attacca anche sul terreno economico, accusando il governo di ignorare il peggioramento delle condizioni materiali del Paese: “Negli ultimi quattro anni gli stipendi reali si sono abbassati di 9 punti percentuali”.
E sul fronte internazionale incalza Meloni sul rapporto con Trump e Netanyahu: “L’Italia ripudia la guerra, Trump” sull’Iran “ha detto che sarebbe morta un’ intera civiltà”, quel Trump per cui avete “proposto il nobel per la pace”. Dopo tutto quello che sta accadendo, “non riuscite ancora a dire” a Trump e Netanyahu “vi dovete fermare”, ha proseguito Schlein.
“Lei racconta una realtà mitologica, la sveglia referendaria non è suonata a Palazzo Chigi. Lei dice ancora ‘faremo’ ma ha un grande futuro alle spalle” ha detto invece il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte. “Ha citato grandi numeri, ma non due numeretti: quattro anni, zero riforme. Ha detto ci metto la faccia, ma se non ci mette competenza e capacità l’Italia rimane in braghe di tela”.
“Ci ha sfidato più volte, ma sappia che qui abbiamo più proposte condivise – ha aggiunto Conte – Gli italiani le hanno dato la sveglia. Noi siamo pronti per la sfida progressista e la manderemo a casa”.
Da +Europa, il leader Riccardo Magi ha detto che il governo è “entrato in una crisi irreversibile”, spiegando che si aspettavano “un mea culpa” per non aver condannato le guerre di Trump e Netanyahu e non aver fatto un passo indietro sulla giustizia dopo il referendum. Invece “ha fatto un discorso da gioco delle tre carte dicendo che andrà avanti per questa strada, cioè andrà avanti a danneggiare l’interesse del Paese”. Magi ha poi concluso dicendo che “potrà anche costringere tutti” i ministri “alle dimissioni, ma il problema è lei, Meloni”.

